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venerdì 3 maggio 2019

Il giorno in cui sarei dovuto morire



STEFANO MANNUCCI

IL GIORNO IN CUI 
SAREI DOVUTO MORIRE


SINOSSI

Una fredda mattina d'inverno. La neve ed il silenzio avvolge la città. Un fumo nero si leva da un appartamento in fiamme a velare il cielo grigio. Un uomo ed una donna escono da un palazzo. Hanno poco tempo a disposizione. I sicari commissionati di ucciderli sono ormai sui loro passi. E presto il loro cammino sarà disseminato di cadaveri e pericoli. Una fuga senza tregua, senza respiro, in un giorno in cui le ore scorrono lente ed inquiete ed ogni minuto è prezioso per la salvezza della propria vita. E sarà soltanto in un'alba tragica che il destino rivelerà il piano che aveva predisposto per loro.

Seguito de L'uomo che dovevo uccidere, Il giorno in cui sarei dovuto morire è il secondo episodio di una trilogia noir il cui protagonista è l'assassino di professione Jack Settano.


INCIPIT

Il giorno in cui sarei dovuto morire, l'argentea luce di una plumbea mattina invernale scivolava attraverso le mura dei palazzi per adagiarsi come un tenue velo di malinconia sopra le strade innevate che in silenzio percorrevamo.




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martedì 23 gennaio 2018

Un inverno gelido dopo un autunno caldo - Incipit



Sembrava quasi che il cielo si contorcesse su se stesso - come la pelle di un vecchio nel letto del suo sconforto -, tanti erano i graffi dal colore della ruggine che si aprivano all'orizzonte sopra i tetti della città.
Il vento di dicembre agitava le luminarie che - ancora spente - erano appese agli angoli dei palazzi e fluttuavano nella nebbia che si alzava come ogni sera nelle strade.
I lampioni stentavano ancora ad accendersi, brillando a sprazzi intermittenti.
Una volta accesi, le loro luci avrebbero irradiato i rami secchi degli alberi, le cui ombre avrebbero danzato come mani scheletriche sul selciato e sui corpi dei passanti.
Un foglio del giornale della mattina - con le sue parole rese ormai vecchie dalle ore appena trascorse - rotolava abbandonato ed inutile sul grigiore del lastricato.
Un bambino giocava sul bordo del marciapiede, inseguito dalle urla materne che gli intimavano di fare attenzione a non toccare con le mani le foglie di ortica che selvagge crescevano sulle mura.
I palazzi erano silenziosi, resi neri dallo smog che denso formava una coltre che oltre non si riusciva a guardare.
Un nuovo Natale stava arrivando.
Era ormai giunto alle porte. 
Ma quella donna - che camminava incupita nel silenzio dei suoi pensieri, il volto abbassato verso terra come se sentisse sul capo tutto il peso di quel cielo ferito dal giorno morente - sembrava ancora non accorgersene né felicitarsene.


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