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domenica 30 giugno 2019

La polisemia delle atrocità. Frammento #5




Esistono momenti nella vita in cui sorge imperativo il bisogno di ribellarsi e disobbedire ad un ordine ricevuto che la nostra coscienza ritiene profondamente ingiusto e contrario a qualsiasi principio umanitario. 
Perché anche il solo obbedire ad un ordine che viola l'umanità ci rende colpevoli e responsabili del crimine stesso.
Il nostro non disobbedire all'ordine ricevuto ci rende a tal punto complici di chi quell'ordine lo ha impartito. 
Soltanto la disobbedienza può assolvere un'anima altrimenti condannata dalla sua ignavia.



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giovedì 8 novembre 2018

La polisemia delle atrocità. Frammento #4


Nel rifiuto di voler pubblicare fotografie ritraenti atrocità di guerre lontane dalla propria terra, quanto c'è in esso il decoro per una vita altrui e quanto invece soltanto la strenua difesa della propria serenità altrimenti da esse scalfita?
Si vuol vietare la diffusione di un'immagine violenta perché essa viola la dignità della persona ritratta, o soltanto perché essa infrange la barriera di cristallo dentro cui vogliamo difendere la serenità della nostra vita al sicuro dai cannoni?
Ci ferisce ciò che quella immagine rappresenta, o a volte porgiamo difese ad essa soltanto perché essa non turbi la nostra incolume quiete?
È vera pietà per i morti la nostra, o soltanto opportuna difesa per chi resta vivo e lontano da quelle atrocità?
Come se il non voler vedere, il non voler mostrare simili morti potesse rendere il dolore delle guerre lontano dalle proprie vite.
Come se il voler negare simili atrocità volesse affermare l'esistenza di un mondo migliore anche quando esso non esiste affatto.
Ma allorquando si decida di negare la visione di simili atrocità, per quanto poi si voglia gridare la propria assoluzione di fronte ai conflitti in atto, la nostra indifferenza farà sì che saremo sempre anche noi coinvolti, e se non come efferati perpetratori, lo saremo come occulti censori o come silenti spettatori.





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La polisemia delle atrocità. Frammento #2





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sabato 17 febbraio 2018

La polisemia delle atrocità. Memorie di un fotografo in guerra



LA POLISEMIA DELLE ATROCITÀ


MEMORIE DI UN FOTOGRAFO IN GUERRA



Una grigia città di frontiera. In una terra straniera si affrontano due eserciti contrapposti. Un ammasso di macerie a delimitare la linea di confine. Partito con una macchina fotografica - ereditata dopo la morte del padre - un uomo si trova arruolato a combattere una guerra che non ha mai sentito sua. Assegnato alle squadre fotografiche - con il compito di narrare e documentare la guerra secondo l'ottica ufficiale - l'uomo trascorre i suoi giorni ad aggirarsi nella città, nell'attesa che giunga il nemico ed inizi la battaglia. E la guerra giorno dopo giorno si insidia nelle vite di civili e soldati fino ad irrompere in tutta la sua tragica furia. Un romanzo sui destini delle persone durante i conflitti. Una riflessione sulle atrocità che la guerra genera e sui rapporti dell'uomo - e della fotografia - verso di esse.

Incipit:

Quando mio padre morì, ereditai un cappotto scuro e la sua vecchia macchina fotografica.
E quello fu tutto ciò che portai con me, il giorno in cui partii per la guerra.



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